Il racconto di Viaggio con archètravel in Cina di Sonia Romanò…
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Ero nel momento della vita in cui avevo bisogno di innalzare la mia anima, sentirmi vicino al cielo e nutrire il mio cuore. Il Tibet rappresenta tutto ciò: colori, sorrisi, altezze, spazi infiniti, preghiere, meditazione, pace, cultura e vette che toccano il cielo.


Sua maestà il monte Everest, è un luogo magico, la potenza della natura si esprime con tutta la sua forza, immobile salda ferma sovrana e tutto intorno tace. Gli astri di notte imbiancano il cielo e il sole al mattino spazza le nuvole e apre le porte del paradiso.

La libreria al Monastero di Sakya. Libreria più grande del Tibet che raccoglie migliaia di testi Sacri scritti a mano che ancora oggi sono fonte di studio dei monaci. Infine, la benedizione del monaco con il corno santo bianco di 4000 anni fa.


Piacevolissimo, ben organizzato; non ti devi occupare di nulla tutto è seguito da loro. Guide impeccabili, veri compagni di viaggio.


Il Tibet rappresentava esattamente questo: un luogo dove nutrire il cuore attraverso colori vividi, sorrisi autentici, altezze vertiginose e spazi infiniti.
Un luogo di preghiere, meditazione e pace, dove le vette letteralmente toccano il cielo.
Il viaggio è iniziato a Lhasa, e già dal Palazzo del Potala ho capito che stavo vivendo qualcosa di straordinario. Camminare nel circuito di Barkhor, tra il profumo dell’incenso e il mormorio delle preghiere, mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande.
Ogni giorno portava nuove scoperte: il Lago Yamdrok che brillava di un blu impossibile, il Ghiacciaio Karo La che si stagliava maestoso mentre attraversavamo i passi montani.
A Gyantze, il Monastero di Pelkor e il Kumbum mi hanno affascinata, ma è stato a Sakya che ho vissuto uno dei momenti più toccanti. La libreria del monastero custodisce migliaia di testi sacri scritti a mano, fonte di studio ancora oggi per i monaci.
Poi è arrivata la benedizione: un monaco mi ha toccata con il corno santo bianco di quattromila anni. Un momento di grazia pura che ancora mi commuove.
Ma se devo essere onesta, il posto che mi è davvero rimasto nel cuore è sua maestà il Monte Everest. Al Monastero di Rongbuk, alle sue pendici, ho capito cosa significa sentirsi piccoli davanti alla potenza della natura. L’Everest è immobile, saldo, fermo, sovrano, e tutto intorno tace in un silenzio quasi sacro. La notte gli astri imbiancavano il cielo, e al mattino il sole spazzava via le nuvole aprendo letteralmente le porte del paradiso.
Viaggiare con un’organizzazione attenta mi ha permesso di vivere tutto questo senza preoccupazioni. Le guide erano veri compagni di viaggio, persone che conoscevano ogni angolo di quella terra sacra.
Ora sogno già il prossimo viaggio. Vorrei continuare a esplorare l’Asia, magari il Giappone con mio figlio. Sono attratta dalla cultura giapponese e sento il desiderio di approfondire ancora il Buddhismo. Il Tibet mi ha cambiata, e ora ho sete di altre scoperte.
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