Il racconto di Viaggio con archètravel in Messico di Giovanni Alessio…
L’Intervista, le Foto di Viaggio e la Storia
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Abbiamo scelto il Messico per la sua storia e cultura. Essendoci tracce di alcune delle più antiche civiltà del mondo, pertanto ci ha da sempre destato molto interesse.


Sono due le località che più ci sono rimaste impresse: i siti archeologici di Chichen Itza e quello di Palenque.

Sono i colori degli abiti, dei mercati e l’aria di festa che si ritrova ovunque. In particolare abbiamo avuto la fortuna di trovarci occasionalmente ad assistere ad Oaxaca ad una festa per il compimento dei 15 anni e in contemporanea di alcuni ragazzi che si erano laureati.


Noi abbiamo avuto la fortuna di viaggiare solamente in due, io e mia moglie, pertanto abbiamo avuto modo di essere veramente coccolati sia dalla guida che dall’autista. Il mezzo messoci a disposizione era veramente comodo e confortevole.

Probabilmente la Grecia.

Eravamo in due, io e mia moglie, e fin dal primo giorno ci siamo sentiti davvero seguiti: la guida, l’autista, un mezzo comodo con cui percorrere distanze che in Messico non sono mai brevi. Quella dimensione raccolta ha cambiato il modo in cui abbiamo vissuto ogni tappa, dandoci il tempo di guardare le cose con attenzione invece di rincorrerle.
Città del Messico è stata l’apertura. Poi Teotihuacan: stai lì in cima e vedi il Viale dei Morti che si allunga davanti a te, la Piramide del Sole che ti guarda da lontano, e capisci che quello che hai sotto i piedi era già una metropoli quando l’Europa era ancora foresta. Poi Uxmal, nello Yucatán, con la sua piramide dall’insolita pianta ellittica che sale verso il cielo con una proporzione quasi irragionevole.
Ma i due siti che ci sono rimasti più impressi sono stati Chichen Itza e Palenque. Chichen Itza ha quella grandiosità formale, quasi intimidatoria. Palenque è diverso: immerso nella giungla, come se la natura avesse deciso di partecipare alla storia invece di restarne fuori. Da lì ho capito che i Maya avevano scelto i loro luoghi con una precisione che non era mai casuale.
In mezzo a tutto questo, però, il ricordo che mi torna più spesso è di Oaxaca. Eravamo tra i mercati, circondati dai colori degli abiti e dall’aria di festa che in Messico si ritrova ovunque, quando ci siamo trovati nel mezzo di una celebrazione doppia: una quinceañera e, in contemporanea, un gruppo di ragazzi che festeggiavano la laurea. Due riti di passaggio che si sovrapponevano per strada, con musica, abiti e una gioia condivisa con chiunque passasse. Nessuno ci aveva invitato. Ci siamo solo trovati lì.
Il Messico ha questa qualità: la vita si fa in strada, in piena luce, senza bisogno di essere cercata.
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